Il protocollo del corteo
Il protocollo del corteo
La sera del Venerdi Santo, partendo da piazza Peretti, attraverso le strade centrali del paese, fino a far ritorno al vecchio incasato, sfilerà la Sacra Rappresentazione del Cristo morto. Una rappresentazione storica che rievoca simbolicamente gli avvenimenti accaduti a Gesù nelle sue ultime 12 ore di vita: dall’agonia al Getsemani fino alla sua morte in croce, proponendosi allo spettatore come una lunga e silenziosa sfilata animata da circa 500 figuranti.
Per capire appieno il significato della rappresentazione è necessario pensa- re al tempo in cui essa è stata pensata. Un tempo in cui le funzioni religiose si svolgevano in latino e quindi non erano di facile comprensione da tutti, la rappresentazione del Cristo morto nasce con l’ intento di rendere facilmente comprensibile alla cittadinanza gli avvenimenti storici della passione e morte di Gesù, è una catechesi vivente, vengono portati sotto lo sguardo dei cittadini i simboli della passione adagiati su dei vassoi e per non distogliere l’attenzione si sceglie di far portare questi simboli a delle persone completamente incappucciate e coperte dalla testa ai piedi con una veste fatta di sacco di iuta (il Saccone), un materiale, grezzo, crespo, sudicio, un modo per chi partecipa alla rappresentazione per fare penitenza.
La processione si svolgeva nelle ore notturne ma alla fine del 1700 l’illuminazione pubblica non era ancora stata neanche inventata (la realiz- zazione dell’illuminazione notturna delle piazze e vie di Grottammare a petrolio fu realizzata solo verso la seconda metà del 1800 a partire dall’Unità d’Italia) il percorso della processione andava quindi illuminato, cosi, ad ogni simbolo portato in corteo furono affiancati due Sacconi con in mano delle torce romane, ad illuminare la strada, ma anche in questo modo i piccoli simboli portati in corteo rischiavano di non essere ben visti dalla gente al lato della strada, si scelse quindi di far seguire ogni simbolo da uno stendardo ritraente la medesima immagine portato da dei fanciulli (un adulto sarebbe stato troppo alto per portare lo stendardo, troppo distante dalla luce delle fiaccole, sarebbe stato comunque troppo buio per riconoscere l’arazzo).
La sfilata sarà divisa in 13 blocchi ciascuna dedicata ad un momento specifico dell’ultima notte di Cristo:
1 - La potenza romana sconfitta dal trionfo di Cristo
e la condanna della malvagità umana.
Aprono la rappresentazione due sacconi con in mano delle torce romane al solo scopo di illuminare la prima scena.
Tre soldati a piedi con le insegne militari romane (la rappresentanza di una piccola unità di fanteria) aprono la strada ad un altro soldato a piedi detto tamburino che con il rullo del tamburo impartisce la cadenza di
marcia alle truppe, il ritmo del suonatore serviva per trasmettere ordini all’esercito e quello che ne esce è un suono rotto, greve, quasi un tonfo.
Dietro di lui altri cinque soldati a cavallo (la cavalleria) il primo dei quali al centro del gruppo ha il ruolo di Tubicen, si occupa cioè di suonare uno strumento a fiato (chiamata tuba romana, molto simile ad una moderna tromba) con il quale impartisce gli ordini degli ufficiali attraverso il suono, (anche questo lugubre), porta in mano un vessillo rosso (il vessillo della legione, venerato dai soldati e composto da un drappo rosso fissato ad una picca. Sul drappo era ricamato in oro, il nome, il numero e l’emblema della legione)
I suoni lugubri e quasi stonati della tuba e del tamburo ci fanno capire lo stato d’animo della potenza romana sconfitta dal trionfo di Cristo morto e risorto.
Segue la croce e dietro ad essa il primo coro formato da bambine velate vestite di nero - il colore nero rappresenta la chiusura e la fine - condanna la malvagità degli uomini per la crocefissione di Cristo nel canto di “a patir la cruda morte” e nel ritornello sono stati i miei peccati con il quale fa da contro canto al secondo coro, formato invece da ragazzine anch'esse velate e vestite in nero, che, con il canto “la colpa muoia pur e teco vorrei o signor” invita a pentimento che redime e sollecita la partecipazione alla sofferenza.
Seguono poi i simboli e gli strumenti dei momenti più significativi della passione e morte di Gesù:
2 - Il ricordo della preghiera al Getsemani
Il Calice della Passione
Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. (Lc 22,42)
Il Sasso
La roccia sulla quale nell’iconografia tradizionale Gesù prega nell’orto degli ulivi ed inizia la sua lunga agonia: “si prostrò con la faccia a terra e pregava”.
La Borsa
“Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. (Mc 26,14-15)
Segue il primo coro formato da ragazzine anch’esse velate e vestite in nero che invita al pentimento che redime con il canto “La colpa muoia pur”, “Teco vorrei o Signor” sollecita la partecipazione alla sofferenza fa da contro canto il primo coro con il ritornello, anticipa la sequenza dei simboli che seguono nella processione:
3 - L'arresto di Gesù
La mano
Il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: “Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove i Giudei si radunano sempre, e non ho detto niente in segreto. Perché interroghi me? Interroga coloro che hanno udito ciò che ho detto; ecco, essi sanno le cose che ho detto”. Egli aveva appena detto queste parole, che una delle guardie che gli stava vicino diede a Gesù uno schiaffo, dicendo: “Così rispondi al sommo sacerdote?” Gesù gli rispose: “Se ho parlato male, mostra dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti”?
Le funi
“Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno” (Gv 18,12-13)
4 - Il rinnegamento di Pietro
Il gallo
“In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. (Mt 26,44)
5 - Gesù davanti a Erode
La veste bianca
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C’erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida vestee lo rimandò a Pilato. (Lc 23,8-11)
6 - Gesù davanti a Pilato
La colonna e flagelli
“Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse. Pilato lo interro- gò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato. [...]sicché Pilato ne restò meravigliato. [...] E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. (Marco 15,2-5.15)
La corona di spine e la veste rossa
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. (Gv 19, 1-3)
Il sacro volto
Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!». Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». (Gv 19,5-6)
7 - La condanna a morte
La Croce
Pilato lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota (Gv19,16-17)
Il titulus crucis
Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei» (Gv19,19)
8 - La salita al Goglota
Segue poi la rappresentazione vivente di Gesù che porta la croce attorniato dai soldati e seguito dall’uomo che fu obbligato ad aiutarlo: Simone di Cirene.
Sfilano poi i primi 11 arazzi della via Crucis portati da donne in mantellina nera:
Gesù è condannato a morte
Gesù è caricato della croce
Gesù cade per la prima volta sotto al peso della croce
Gesù si incontra con la sua santissima madre
Gesù è aiutato dal cireneo a portare la croce
Gesù è asciugato dalla Veronica
Gesù cade per la seconda volta
Gesù consola le pie donne piangenti
Gesù cade la terza volta
Gesù è spogliato delle vesti
Gesù è crocifisso tra due ladroni
Il terzo coro formato da donne mature anch’esse velate e vestite in nero, con il canto del “Miserere”, lo “Stabat Mater”, o “Tu che muovi il passo”, “Stava Maria dolente” cerca di esprimere l’immenso dolore di Maria, madre di Gesù per la sofferenza del figlio.
9 - Gli strumenti della Passione
Nella tradizione cristiana sono detti strumenti della Passione (in latino arma Christi) gli oggetti che furono usati per la crocifissione di Gesù. Ognuno degli Strumenti è diventato un oggetto di venerazione per i cristiani, raffigurato in icone e dipinti e conservato come reliquia.
10 - Le 7 parole
Sono l'insieme delle parole che Gesù pronunciò sulla croce raccolte in altrettante frasi presenti nei racconti della Passione dei quattro Vangeli. I 7 arazzi sono portati da dei ragazze in mantellina bianca.
Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34)
Oggi sarai con me in Paradiso (Lc 23,43)
Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre (Gv 19,26)
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato (Mt 27,46)
Ho sete (Gv 19,28)
Tutto è compiuto (Gv 19,30)
Padre, nelle tua mani consegno il mio spirito (Lc 23,46)
11 - La morte di Gesù
La spugna
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
La lancia
Era il giorno della “Parasceve” e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. (Gv 19,31-34)
I dadi
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca (Gv19 23-24)
L'Agnelllo
La simbologia dell’ Agnello era già presente nella Bibbia prima dell’avvento di Gesù. Infatti da sempre l’agnello rappresenta la vittima sacrificale più pura e bella, destinata a essere immolata come offerta a Dio. All’inizio del suo ministero Gesù viene descritto da Giovanni Battista come
Il velo del tempio squarciato in due pezzi
Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono (Mt 27,51-52)
12 - La deposizione dalla Croce
La scala
Consente di deporre la salma di Gesù dalla Croce, prima sulle ginocchia di sua madre, poi avvolto in un lenzuolo di lino: la Sindone
La sacra sindone
Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; (Gv27,57-60)
Sfilano ora gli ultimi 3 arazzi della Via Crucis
- Gesù muore sulla croce
- Gesù è deposto dalla croce
- Gesù è sepolto
13 - Il corteo funebre
Ha ora inizio l’ultimo momento della Sacra Rappresentazione, un momento anacronistico, il corteo funebre di Gesù in pompa magna con tutti gli onori che si danno ad un Capo di Stato.
Nel XVII e XVIII secolo (gli anni in cui ha origine la nostra rappresenta- zione) nelle esequie dei personaggi illustri venivano impiegate le bande musicali per suonare le marce funebri ed accompagnare il feretro per l’estremo saluto ecco quindi che l’ultimo momento della rappresentazione si apre con la Banda musicale che intona la celebre Marcia funebre di Fryderyk Chopin: il terzo movimento della Sonata n. 2 op. 35 in Si bemolle minore. Passi che si avvici- nano inquietanti. Si appropinquano nell’ombra e non si può che starli ad ascoltare immobili, bloccati da chissà quale sopranna- turale inquietudine. È la Morte che cammina col suo passo pesante, vestendo inquietanti scarpe nere. Il suo movimento è ritmico, più preciso d’un metronomo. Noi siamo ad atten- derla, gli occhi spalancati, impotenti davanti all’ospite inatteso. Segue la Banda musicale la figura del Diplomatico che sfila in guanti bianchi e abiti tardo ottocenteschi portando in spalla una bandiera nera vestita a lutto recante lo stemma civico di Grottammare.
Esso rappresenta l’autorità civile intervenuta al corteo funebre.
Preceduta dal clero e dalla Priorata della Confraternita sfila il catafalco con la bara scortata da Carabinieri in alta uniforme. In ultimo, dietro al feretro come in un moderno funerale sfilano i parenti e gli amici più stretti del defunto:
le sacre immagini della Madonna Addolorata vestita a lutto;
L’immagine di San Giovanni “il discepolo che Gesù amava”
La Veronica, secondo la tradizione è la "pia donna" che, vedendo la passione di Gesù che trasportava la croce e il suo volto sporco di sudore e sangue, lo deterse con un panno di lino
Maria Maddalena, una delle più importanti e devote seguaci di Gesù.
La processione termina con la partecipazione del Gonfalone comunale, le autorità civili e militari.